Assolog ha supportato FiuMare, il progetto itinerante di educazione ambientale vincitore del Bando Erasmus+, con una fornitura gratuita di contenitori per la raccolta differenziata. Un gesto concreto che nasce da una visione condivisa: cambiare il rapporto tra le persone e i rifiuti, partendo dai più giovani.
C’è un filo sottile che collega il mare, i fiumi, le strade di una città e un capannone di Gattatico. È il filo della responsabilità ambientale — quella che non si ferma alla propria filiera produttiva ma si allarga al territorio, alle comunità, al futuro. È in questo spirito che Assolog S.r.l. ha scelto di supportare FiuMare, il progetto itinerante di educazione ambientale ideato da Cristina Li Pera e realizzato dall’associazione We don’t have a second plan-et APS, vincitore del Bando Erasmus+ e finanziato dall’Unione Europea.
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ToggleChe cos’è FiuMare
FiuMare nasce da un’intuizione semplice ma potente: l’inquinamento dei mari non si combatte solo sulle spiagge, ma molto prima — nelle scuole, nelle piazze, nelle abitudini quotidiane delle persone. Il nome stesso racconta questa visione: i fiumi portano al mare, e l’80% dei rifiuti che finiscono negli oceani proviene dalla terraferma. Agire a monte, nelle città e nei territori, è tanto importante quanto raccogliere rifiuti sulla riva.
Il progetto prende forma come un’aula mobile itinerante: un gazebo allestito come spazio educativo che si installa nei luoghi di maggiore passaggio — piazze centrali, giardini pubblici, cortili scolastici, festival — e diventa per settimane un punto di incontro aperto a tutti. Scuole di ogni ordine e grado, enti pubblici, associazioni, famiglie, curiosi di passaggio: FiuMare non seleziona il suo pubblico. Si adatta a lui.
Un metodo educativo che parte dai sensi
Dentro l’aula mobile, i rifiuti raccolti durante le pulizie — in Norvegia come in Italia — non vengono nascosti o smaltiti in fretta. Al contrario: diventano protagonisti. Vengono classificati per categoria, colore, materiale e dimensione. Osservati con i microscopi. Toccati, pesati, descritti.
Questo approccio — che mescola rigore scientifico e creatività — è il cuore del metodo FiuMare. L’obiettivo non è spaventare con numeri e catastrofi, ma creare una connessione emotiva tra chi partecipa e il problema. Quando un bambino di sei anni tiene in mano un frammento di plastica e capisce da dove viene e dove andrebbe a finire, quella comprensione rimane. Genera domande. Genera comportamenti.
Non a caso, una delle frasi più citate dalla fondatrice del progetto è quella di Francesco, cinque anni, che durante un workshop ha scritto sul suo manifesto: “Il mondo si salva con le mani“. Una sintesi perfetta di cosa FiuMare cerca di trasmettere.
Nei laboratori si usano microscopi, libri illustrati, materiali artistici di recupero. Si lavora per gruppi, si discute, si costruisce insieme. L’approccio è aperto, democratico e inclusivo: ogni partecipante, indipendentemente dall’età o dal grado di istruzione, ha qualcosa da osservare e qualcosa da dire.
Il percorso 2024-2025: dai fiumi dell’Emilia al Po
Nel 2024, FiuMare ha percorso l’Emilia-Romagna e le Marche per due mesi, toccando realtà molto diverse tra loro: dalla Norvegia (dove i volontari internazionali raccolgono rifiuti prima di partire per l’Italia) a Calderara di Reno, Longara, Bentivoglio, Bologna, Riccione, Rimini, Monghidoro, Gabicce Mare. In questo primo anno il progetto ha raccolto 2,5 tonnellate di rifiuti, sensibilizzato 1.600 persone e coinvolto 13 volontari internazionali a lungo termine. Il progetto è stato presentato in diretta nazionale nel programma GEO su Rai 3 il 16 settembre 2024.
Nel 2025 l’aula mobile si è spostata verso nord-ovest, toccando Genova, Torino, il Lago di Como, il Lago Maggiore e la Foce del Po. Un’edizione ancora più ambiziosa: 10 tonnellate e 107 kg di rifiuti raccolti, 2.086 studenti sensibilizzati e 19 volontari internazionali coinvolti. Comuni come Genova, Torino, Verbania, Lecco, Mesola e Porto Tolle hanno patrocinato le tappe, riconoscendo il valore pubblico del progetto.
In tutto, tra 2024 e 2025, FiuMare ha coinvolto volontari provenienti da 15 Paesi: Italia, Norvegia, Germania, Inghilterra, Francia, Ungheria, Irlanda, Nuova Zelanda, America, Danimarca, Cina, Olanda, Canada, Australia, Svizzera. Una comunità internazionale che ha lavorato fianco a fianco con le comunità locali italiane.
Il futuro: verso il centro e il sud Italia
Il successo dei due anni di tour ha portato alla nascita di una nuova realtà: l’associazione “We don’t have a second plan-et APS“, fondata da Cristina Li Pera, che raccoglie l’eredità di FiuMare e ne rilancia gli obiettivi. Per il 2026 l’intenzione è di portare il progetto in aree finora non raggiunte — centro e sud Italia in particolare — ampliando l’impatto territoriale e raggiungendo comunità dove la cultura della differenziata e della tutela ambientale è ancora in crescita.
Per farlo, il progetto cerca sostegno attraverso donazioni, finanziamenti, bandi e sponsorizzazioni. È qui che il contributo di aziende come Assolog assume un valore non solo materiale, ma anche simbolico: dimostrare che il settore privato può e deve essere parte attiva nella costruzione di una cultura ambientale diffusa.
Il contributo di Assolog
Assolog ha messo a disposizione del progetto una fornitura gratuita di contenitori per la raccolta differenziata, strumenti di uso quotidiano che per FiuMare diventano parte integrante dell’attività sul campo.
Non si tratta di un gesto simbolico. Assolog produce e commercializza contenitori per rifiuti da oltre trent’anni — pile esauste, farmaci scaduti, vetro, RAEE, toner — e conosce meglio di chiunque il valore pratico e culturale di un contenitore ben progettato e ben posizionato. Sostenere un progetto come FiuMare significa investire nella stessa direzione in cui lavoriamo ogni giorno: rendere la gestione dei rifiuti un gesto naturale, accessibile, condiviso.
Assolog opera da quasi quarant’anni nel settore ambientale. Raccogliamo rifiuti, manuteniamo contenitori, gestiamo stoccaggi, lavoriamo con Comuni e aziende per rendere i territori più puliti. Ma sappiamo anche che la parte più difficile non è tecnica: è culturale. Cambiare il modo in cui le persone — e soprattutto i più giovani — percepiscono il proprio rapporto con l’ambiente richiede tempo, continuità e progetti come FiuMare.
Per questo abbiamo scelto di esserci.
